
Il progetto affronta il Concorso Internazionale a procedura aperta per la riqualificazione dell'area di Piazza d'Armi a L'Aquila attraverso la progettazione di un nuovo polo teatrale, un edificio direzionale e un grande parco urbano. L'intervento sviluppa una profonda riflessione critica sulla disaffezione contemporanea verso il teatro, individuata nella sequenza di spazi monumentali rigidi che storicamente separano l'edificio dalla città. Ripercorrendo a ritroso la storia della scena – fino alla sua originaria natura ambulante ed effimera – il progetto propone un'architettura dotata di una "flessibilità di lungo respiro", capace di prevedere e assecondare i mutamenti storici e sociali del territorio.
Il complesso del teatro si struttura non su gerarchie nobili, ma lungo un percorso semplice e democratico: una "strada" interna con pavimentazione in cemento a resina nera lucida e un controsoffitto in lamiera cromata a specchio che ne raddoppia virtualmente l'altezza. Il volume della sala non è isolato: un sistema di grandi pannelli apribili e scorrevoli consente di ribaltare il retro del palcoscenico verso il parco esterno per gli spettacoli estivi. L'involucro edilizio è concepito come un telaio strutturale prefabbricato semplice, rivestito all'esterno da pannelli di alluminio antracite lucido che riflettono il paesaggio, e all'interno da un apparato fonoassorbente illusionistico volto a dare trasparenza e profondità, trasformando l'azione decorativa in una sottrazione di materia. La copertura interna a cassettoni bianchi mobili per la regolazione acustica riprende la celebre soluzione della sala rettangolare di San Paolo in Brasile.
L'assetto urbanistico persegue il massimo contenimento delle risorse economiche, energetiche e del suolo. Gli edifici (teatro, direzionale e parcheggio interrato) sono compattati a ridosso della strada per ottimizzare le reti impiantistiche, liberando la massima superficie continua per il parco e integrando il preesistente edificio Convertino come hub di servizi e bike-sharing. Il parco si articola in tre macro-settori: un'area giochi per bambini protetta da un recinto vegetale geometrico che invita a un uso "libero e improprio" degli elementi naturali (dune, dislivelli, specchi d'acqua); un prato fiorito stagionale a ridosso del teatro e un grande prato sommitale aperto verso gli orizzonti delle montagne.
Il legame profondo con il dramma del sisma si esplicita in due opere della memoria che integrano frammenti di edifici distrutti: la prima è collocata nello specchio d'acqua che copre il parcheggio interrato, visibile dalla sala convegni del teatro; la seconda è un monumento vegetale nel cuore del parco, un bosco geometrico ad alto fusto votato all'introspezione e all'oscurità, squarciato solo da scenografiche lame di luce zenitale. Un percorso narrativo e continuo unisce l'architettura all'ambiente naturale, celebrando la rinascita della comunità attraverso lo spazio pubblico.