Una Poetica

Il progetto nasce dal caos dei dati raccolti, dalla molteplicità delle informazioni,
dalla complessità del reale. Progettare significa mettere ordine, ben sapendo 
che ogni lettura genera ogni volta un nuovo testo. 

L’architettura possiede la capacità di rallentare il caos, 
di trasformare la velocità in misura, di costruire strutture di senso dentro l’instabilità. 

Ogni progetto si fonda su un tracciato regolatore, una struttura, 
un sistema di proporzioni. Individuarne la base ritmica significa creare una partitura sulla quale la vita possa poi improvvisare. 

L’idea di progetto nasce da un’emozione, da uno slancio vitale e creativo,
consapevole del rapido esaurirsi della sola ragione pratica. 

Lo spazio acquista valore anche attraverso la sottrazione all'uso:
non tutto deve essere accessibile, non tutto deve essere consumato.
Il limite costruisce profondità. 

La luce è strumento di misura, capace di rivelare variazioni, 
di piegare la materia e il colore, di generare percezione. 

Tra il fatto fisico e l’effetto psichico si apre lo spazio dell’architettura:
profondità costruite per accostamento, riflessi, duplicazioni, emozioni primarie. 

Struttura e decorazione non sono opposte, ma parti di un unico processo,
capace di restituire senso e necessità a ciò che spesso viene considerato superfluo. 

Ogni progetto dialoga con le preesistenze, ne intercetta le aspirazioni,
ne prosegue i desideri incompiuti.

L’architettura è, ancora oggi, un tentativo di prolungare il progetto incompiuto della modernità.


Questa settimana ho visitato una scuola primaria del nostro territorio per un sopralluogo informale legato ad alcuni interventi di manutenzione ordinaria e come accade in queste occasioni, lo sguardo iniziale si è inizialmente posato su problemi concreti: infiltrazioni da sanare, pavimentazioni usurate dal tempo, la necessità di migliorare il comfort acustico di alcuni spazi comuni. Sono questioni centrali, nodi tecnici che richiedono attenzione, cura e investimenti mirati.
Camminando tra gli spazi dell'edificio, sono rimasto poi colpito da un altro aspetto, meno evidente ma di straordinario potenziale compositivo e sociale. Al piano inferiore della struttura si articolano una grande sala polifunzionale, spazi laboratoriali, una biblioteca e diversi ambienti di cerniera direttamente collegati alle aree verdi esterne. Luoghi che oggi vengono vissuti quasi esclusivamente durante l'orario delle lezioni, ma che, essendo organizzati in un livello specifico dell’edificio, distinto dai livelli in cui sono collocate aule e spazi amministrativi, possiedono una vocazione latente: l'apertura alla comunità.
Negli ultimi anni il dibattito architettonico e urbanistico insiste molto sul concetto di scuola come "presidio civico permanente". Biblioteche scolastiche e aree verdi aperte al quartiere nel pomeriggio, laboratori per le associazioni locali, attività culturali e spazi d'incontro serali, potrebbero trasformare un edificio specialistico in un vero e proprio catalizzatore urbano, valorizzando un patrimonio già esistente.
Ogni percorso di rigenerazione deve ovviamente muovere dalla manutenzione rigorosa degli ambienti, tuttavia, le architetture possiedono spesso la capacità intrinseca di suggerire possibilità che possono andare oltre la funzione originaria. A volte, dietro la necessità di un semplice cantiere di manutenzione, si nasconde la traccia per una riflessione molto più ampia sul ruolo e sul futuro degli spazi pubblici nella vita di una comunità.

Tag: Spazio Pubblico, Architettura Scolastica, Forlì, Rigenerazione Urbana, Diario dell'Architetto