
Il progetto risponde al Concorso Internazionale di idee bandito nel 2015 per la realizzazione del Memoriale della Shoah a Bologna. L'intervento traduce la tragedia storica in uno spazio architettonico ipogeo e introspettivo, volto a generare nel visitatore una profonda esperienza sensoriale e di riflessione.
Lo spazio si articola come un percorso fortemente geometrico e controllato, all'interno del quale una serie di pilastri lignei e pilastri sghembi alterano la prospettiva, evocando il senso di smarrimento e costrizione. Le pareti perimetrali inferiori integrano la durezza del filo spinato alla componente organica di una siepe rampicante, simboleggiando la prigionia inserita nel contesto naturale.
Il vero fulcro espressivo è affidato alla transizione della luce e della copertura: una fitta trama dorata, che richiama l'ordito del filo spinato prezioso ma opprimente, si interrompe drammaticamente per lasciare spazio a un grande lucernario a sezione geometrica. Questa apertura zenitale, tagliata da una luce "rossa e illuminata", squarcia il soffitto aprendo la vista verso l'azzurro del cielo, una tensione verticale che evoca il riscatto, la memoria e l'inviolabile speranza umana di fronte all'orrore.